Rione Sant’Angelo e il Ghetto di Roma

Il Portico d'Ottavia Roma

Visita guidata nel Ghetto di Roma alla scoperta del Rione Sant’Angelo

Il Rione Sant’Angelo identificato con il quartiere del Ghetto è il più piccolo Rione di Roma ed è dedicato a San Michele Arcangelo.

Questa zona di Roma è ricca di luoghi interessanti che raccontano storie di un passato lontano.

Non si può iniziare la breve visita del più piccolo Rione di Roma se non partendo dalla chiesa dedicata a San Michele, una delle figure più venerate, in ogni tempo, da tutto il mondo cristiano.

La Chiesa è nota come Sant’Angelo in Pescheria la facciata è quasi occultata dai resti del Portico d’Ottavia, a destra della chiesa  si innalza l’Oratorio di Sant’Andrea ai Pescivendoli. Ma ciò che rende insolito lo scenario di questa strada, è quella sorta di “porticato fantasma” che, a sinistra della chiesa, si allunga sul marciapiede: una serie di sei colonne mutile o interrate.

IL PORTICO D’OTTAVIA

Il Portico d’Ottavia, una fra le più monumentali costruzioni dei tempi di Augusto, è in pratica quasi totalmente scomparso. Questo monumento, un vero facsimile dei Fori, ospitava luoghi di cultura, sale per spettacoli e concerti, biblioteche, risaliva all’epoca di Quinto Metello il Macedonico. Augusto lo ricostruì, completamente, facendone un monumento in onore a sua sorella Ottavia.

In seguito il Portico venne restaurato da Caracalla e da Settimio Severo.

LA PIETRA DEL PESCE
Fra le colonne del portico, precisamente nel pilastro di destra, si nota la celeberrima Pietra del  Pesce che era sormontata da una lapide con l’immagine di uno storione oggi trasportata in  Campidoglio. Lo storione è un pesce eroico: sopravvive a dispetto di ogni inquinamento.
Sulla lapide figura un’incisione in latino: “Devono essere date ai Conservatori le teste di tutti i  pesci che superino la lunghezza di questa lapide, fino alle pinne incluse”.

Questa è una fra le più singolari tasse di cui conserviamo la memoria.


Rione Sant'Angelo e il Ghetto di Roma

SANT’ANGELO IN PESCHERIA

La Chiesa con un interno a tre navate è divisa da tozzi pilastri. Diverse testimonianze del passato: i bei pavimenti di marmo intarsiati, gli affreschi con le storie di Sant’Andrea opera di Tacconi.

Nella navata sinistra si notano due opere di alto interesse, la Madonna col Bambino e Angeli di Benezzo Gozzoli e la Piccola Madonna col Bambino dipinta all’inizio del XII sec. da pittori Petrus de Balizo e Bellushomo.

Una volta visitata la chiesa, spostiamoci nella piazzetta, che si apre sulla sinistra e ci troviamo immersi in una di quelle straordinarie scenografie proprie di Roma: non vi sono né fontane, né fontane eppure l’irripetibile bellezza di Roma ci conquista!

Tra le quinte della strada si insinua la cupola di Santa Maria in Campitelli. Per continuare la passeggiata ci portiamo verso via della Tribuna Campitelli, pochi passi ancora e si arriva su piazza Campitelli.

Sant'Angelo in Pescheria


SANTA RITA IN CAMPITELLI

La chiesina di Santa Rita, costruita nel 1655, si trovava annidata ai piedi del Campidoglio, inizialmente dedicata alla “Santa Spina della Corona Cristo” successivamente fu intitolata a Santa Rita per volere del popolo.

La Santa dispensatrice di grazie impossibili si trovò ben presto senza casa, la chiesina fu demolita nel 1928, solo la facciata opera di Carlo Fontana fu mantenuta intatta, e grazie ad Alessandro VII che curò la sistemazione di tutta questa zona fu spostata dove si trova attualmente.

Sulla piazza si affacciano diversi palazzi dalle antiche fattezze; al n.10 si trova la sede di una Congregazione religiosa che mostra caratteri tardo-barocchi e roccocò.

SANTA MARIA IN CAMPITELLI

La Chiesa barocca opera dell’architetto Carlo Rainaldi domina la piazza e seppure a Roma non è tra le chiese più conosciute quando ci troviamo dinnanzi all’ingresso principale e varchiamo la soglia d’ingresso la sensazione è quella di trovarci davanti un vero capolavoro.

L’attenzione di tutti i fedeli va all’immagine di Santa Maria in Portico, al centro dell’altare, particolarmente venerata dai romani durante la terribile pestilenza del 1656.

Santa Maria in Campitelli

Proprio allora si decise di ricostruire come ex-voto la chiesa-santuario in forme più grandiose e se ne diede l’incarico al Rainaldi.

L’immagine miracolosa è uno smalto di gran pregio che risale al’IX secolo.

Tra le più importanti opere della chiesa troviamo: i due “cappelloni” che fanno le veci di un transetto e le prime cappelle che ospitano un bel San Michele Arcangelo che abbatte lo spirito del male opera di Sebastiano Conca e due monumenti dal Mazzuoli.

Usciti dalla chiesa ci dirigiamo verso via dei Funari per sboccare sulla piccola piazza Lovatelli chiusa tra costruzioni del ‘500 e del ‘600 già da qui si apre lo scenario emozionate di Santa Caterina dei Funari magnifico edificio che rappresenta l’estrema fioritura del Rinascimento a Roma.

Imbocchiamo il secondo tratto di via dei Funari una fra le più belle strade di Roma.
Tutto il vastissimo isolato compreso tra via dei Funari, piazza Mattei, via Paganica, via delle Botteghe Oscure, via Caetani apparteneva ad una fra le più ricche famiglia della Roma cinque-seicentesca la Famiglia Mattei. 

Soffermiamoci su Piazza Mattei dove non abbiamo ancora osservato la Fontana delle Tartarughe, leggenda e storia si fondo con la bellezza per accrescere il fascino di quest’opera, disegnata da Giacomo della Porta, celebre per le tartarughe che danno il nome alla fontana e che furono aggiunte solo successivamente per opera del Bernini.

La Fontana delle Tartarughe

A questo punto, per tornare verso il Portico di Ottavia, possiamo dirigerci verso Via di S. Ambrogio che quasi sfugge all’attenzione proprio perchè nascosto in un angoletto di piazza Mattei. La chiesa  dedicata alla grande figura del Vescovo di Milano quasi perennemente chiusa ai visitatori.

SANT’AMBROGIO ALLA MASSIMA 

Questa chiesa vanta un suo piccolo record: è la chiesa barocca meno ornata in assoluto. Per raggiungere la chiesa passiamo per un suggestivo cortile-atrio adorno di un ninfeo del ‘600 a sua volta arricchito da un sarcofago d’età romano-imperiale.

L’interno della chiesa è armonioso ma spoglio, gli altari sono l’unico tocco davvero baroccheggiante. Quasi tutte le opere d’arte sono state asportate.

Il monastero annesso è un vero e proprio insieme di cortili e giardinetti, per lo più inaccessibili. Si possono – più in teoria che in pratica – visitare la stanza dove abito Sant’Ambrogio, ornata da uno splendido e rarissimo Crocifisso del XII sec. e un altro ambiente che conserva la Morte di San Benedetto dipinta da Baccio Ciarpi.

IL MONASTERO DI SANT’AMBROGIO 
Questo monastero ebbe il suo momento di notorietà quando le suore ne vennero scacciate perchè si erano ostinate nell’adorare come “Santa” una loro consorella, il culto della quale, pur vivissimo nel secolo scorso, non era stato convalidato dall’Imprimatur della chiesa e fu allora affidato ai Benedettini.

Proseguendo sulla via si torna verso il Portico d’Ottavia e si conclude così questo itinerario nel Rione più piccolo di Roma.

Sant'Ambrogio alla Massima

MIGLIORI RISTORANTI AL GHETTO DI ROMA

A conclusione dell’itinerario vorrei spendere due parole per consigliarvi alcuni trai  ristoranti più conosciuti della zona dove mangiare dell’ottima cucina giudaico-romana.

Tra i più “famosi della zona”: Piperno il papà dei carciofi alla Giudìa , Luciano al Portico d’Ottavia famoso per i suoi aliciotti con l’indivia, e Gigetto al Portico d’Ottavia rinomato per i filetti di baccalà.

RISTORANTI DEL GHETTO PREZZO MEDIO/ALTO 
Gusterete ottimi piatti ma il prezzo medio per gran parte dei ristoranti che si trovano al Ghetto è medio/alto.

 

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